STIRPE: “IL MIO FROSINONE 2.0”. E NEL FUTURO UN RUOLO DI PADRE NOBILE

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Annunciata. Affollata. Determinata ma serena. Ed anche l’ultima là dentro, dove si è scritta la storia del Frosinone per 80 anni. Il presidente del Frosinone Maurizio Stirpe qualche ora dopo la serata del 29 maggio scorso con un comunicato aveva chiamato a raduno carta stampata, tv e ‘media’ di tutti i livelli per la conferenza stampa del 14 giugno. Il prerequisito essenziale non era scritto ma chiarissimo: doveva fungere da spartiacque tra la stagione della ‘beffa’ e quella che verrà.

Eccolo allora. Puntualissimo. Abito blu, sorridente. Maurizio Stirpe si ferma a parlare con Ernesto Salvini sulla porta d’ingresso e poi si siede al tavolo che domina la sala conferenze del Comunale ormai a poche ora dalla pensione. Per qualche minuto scorre con gli occhi, senza tradire la benché minima emozione qualche appunto che aveva portato con sé. In sala la temperatura è quella giusta rispetto al fuoco delle 11 di mattina, inizialmente quasi glaciale. C’è da dire che al termine della conferenza stampa, quando si sono spente le luci dei riflettori, è arrivato anche l’atteso sms che conferma Moreno Longo allenatore del Frosinone. Per lui un biennale.

IL RECENTE PASSATO, LA DOPPIA AMAREZZA, LA RIPARTENZA – “Dobbiamo fare un esame sereno, obiettivo – esordisce Maurizio Stirpe – su quanto è successo e che sicuramente costituirà il punto di partenza sul quale noi dovremo andare a tarare quello che sarà lo sviluppo della società nei prossimi anni. Il 29 maggio lascia delusione, dispiacere. Perché per gli sforzi profusi, i risultati non sono stati adeguati. Lascia dispiacere – e qui il massimo dirigente si toglie un sassolino dalla scarpa – anche per i giudizi sommari che sono stati fatti nei giorni immediatamente successivi. Posso anche comprenderli, li posso rispettare ma non posso condividerli. Perché non si fa giustizia di tutto quello che si è fatto, non solo lo scorso anno ma anche negli anni passati. Si è guardato il bicchiere mezzo pieno. Non c’è stata indulgenza”.

Stirpe con le parole che ha usato nei suoi primi 15 anni di calcio di cui 14 da presidente, va al nocciolo di uno dei problemi: “Se queste sono le premesse, non potremo assolutamente ambire a ripetere quello che è stato fatto negli scorsi anni. Non mi è piaciuto leggere certe cose, non mi sono piaciuti i giudizi a mio parere dettati dalla rabbia per il mancato conseguimento del risultato. Ho letto tante inesattezze. I numeri di questa squadra voi li conoscete bene – dice rivolto alla platea di cronisti -. Sono addirittura migliori di quelli di due anni fa quando salimmo in serie A. Purtroppo il limite tra il fare l’impresa e il limite tra la tragedia sportiva era così sottile e labile che il destino ha voluto riservarci la seconda cosa. Con un epilogo non gradito”.

Ma c’è anche dell’altro, inevitabilmente: “Evidentemente qualcosa non ha funzionato nel momento giusto. Ma parliamo di dettagli a mio parere molto sottili, a mio parere anche difficili da determinare. Voglio però ringraziare il tecnico per il lavoro svolto, la squadra per quanto ha saputo fare, i dirigenti che si sono prodigati per la stagione in maniera professionale. Tutto questo però è un fatto che ci deve indurre a fare una riflessione: l’eccesso di pressione sulla società, sulla stessa struttura organizzativa e sui calciatori è stato tale che in termini di risultati non  ha pagato.

Perché poi è difficile spiegare che 11 contro 11 giochi bene (il riferimento va alla gara del 29 maggio con il Carpi, ndr) e poi quando sei 11 contro 9 vai in difficoltà. Una squadra che aveva fatto sempre del carattere un cavallo di battaglia ha pagato a caro prezzo quella pressione. La voglia di fare bene se non viene miscelata con la giusta freddezza può riservare epiloghi spiacevoli come la partita di Chiavari, quella con il Cittadella, l’Avellino, l’Ascoli, il Benevento che è stato l’epilogo di una stagione che secondo me era scritta che dovesse andare in questo modo. E da quel gol realizzato alla fine dell’extra-time, in fuorigioco, malgrado tutto attraverso una sommatoria di errori commessi da noi, c’è da capire come una squadra riesca poi a trarre l’energia psico-fisica per andare in serie A.

E allora bisogna accettare il risultato e ripartire dalle cose buone che sono state fatte, provando a correggere le cose sbagliate”.

Poi il presidente torna sui commenti ‘post’ 29 maggio: “Ho letto ed ascoltato tante cose ma io non mi lascio mai condizionare. Ascolto sempre ma anche in mezzo a 100.000 persone se sono convinto delle mie idee vado avanti per la strada intrapresa. Per cui dico che il futuro del Frosinone non può prescindere dal lavoro fatto. Noi al di là di tutto abbiamo fatto negli ultimi 4 anni, anzi 5-6 anni partendo dalla gestione di Ernesto Salcini, un percorso da protagonisti: abbiamo vinto 2 tornei giovanili, abbiamo ottenuto 2 promozioni. Non è finita, perché abbiamo accolto e onorato l’invito dei nostri tifosi di riprovarci al termine della stagione di serie A. E penso che la società non si sia tirata indietro o risparmiata sacrifici. Esattamente quello che hanno fatto anche i collaboratori e giocatori”.

OLTRE IL CALCIO, PATRIMONIALIZZAZIONE E LA STELLA POLARE – “In questo contesto il Frosinone  – rileva Stirpe – ha realizzato quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare un sogno: mi riferisco ad un Centro Sportivo che fosse all’altezza delle sfide del futuro e uno stadio di proprietà. Opera grazie alla quale la società saprà trarre linfa vitale per stare nel calcio professionistico. Perché vorrei ricordare che la serie B è sempre calcio professionistico. In una città di 46.000 abitanti ci sarà uno stadio con una capienza pari ad un terzo degli abitanti”.

Un breve promemoria serve anche a schiarire il quadro del momento e tracciare in maniera più netta i contorni del futuro giallazzurro: “La società penso abbia completato quel percorso iniziato 14 anni fa. Doveva portare ad avere valore nelle infrastrutture e fornire l’esatta dimensione di quello che la società stessa rappresenta nel panorama del calcio nazionale. Personalmente io non ho nulla da rimproverarmi. Possiamo aver perso il campionato, disatteso legittime aspettative dei tifosi e della gente ma non dobbiamo fustigarci per questo. Dobbiamo solamente continuare ad operare sulla strada della crescita.

Se perdiamo di vista le cose che ci hanno permesso di crescere, che sono state la compattezza attorno alla società, la presenza delle Istituzioni positiva e tutto quel ‘link’ che rende virtuoso lo sviluppo del movimento sportivo all’interno della città, allora noi possiamo solamente arretrare. Perché poi non basteranno più le strutture, i soldi. Alle cose negative aggiungerei anche l’oggettività nel dare giudizi nel modo adeguato. Tutto insieme, ci faremmo del male. E non è la storia di Frosinone. In tutti i posti dove si è smesso di ragionare in questo modo, automaticamente c’è stata la decrescita dell’intero movimento calcistico. Bisogna quindi ripristinare quello status”.

CAMBIO DI MARCIA, SEPARAZIONE TRA GESTIONE DELLO STADIO E CALCIO GIOCATO – “Al termine di questi 15 giorni di valutazioni e pensieri, ho deciso: si ripartirà da una organizzazione che tenga conto di quello che sta per avvenire attorno al Frosinone. La gestione dello stadio ‘Benito Stirpe’ non può essere paragonata alla gestione del Comunale. Il ‘Benito Stirpe’ deve vivere sette giorni su sette. C’è bisogno quindi di una organizzazione capillare. Che non può essere demandata ad esempio ad una direzione generale che deve occuparsi di tutto e di più. Ho fatto con i collaboratori una analisi particolareggiata: il nostro perimetro di azione si era allargato in senso orizzontale. E non ci permetteva dunque di andare in profondità, dove magari ci sono problemi insoluti da presidiare. La redistribuzione delle funzioni e l’ampliamento delle competenze ci permetterà di colmare questo ‘gap’”.

Il Frosinone avrà un nuovo organigramma. Stirpe detta i tempi anche del varo: “Nella prossima conferenza stampa, presumibilmente tra il 14 e il  15 luglio prossimo, in concomitanza con la partenza della squadra per il ritiro, daremo l’organigramma definitivo. Una anticipazione però voglio darla: separeremo la gestione delle infrastrutture dalla gestione della squadra di calcio. In definitiva oggi c’è la Together che controlla tutto (la cassaforte del Frosinone), la Together Infrastrutture Sportive e il Frosinone calcio. Nella Together Infrastrutture Sportive sarà confinata la gestione dello stadio ‘Benito Stirpe’ e del Centro Sportivo.

Questa società , che non farà solo calcio (quindi gestirà anche eventi nell’impianto, ndr), avrà come amministratore Vittorio Ficchi. E si occuperà della tematica relativa alle infrastrutture, a biglietteria, abbonamenti, sicurezza e degli aspetti tecnici ad essi correlati. Chiara responsabilità, chiara anche la leadership. E’ una separazione necessaria: perché la struttura, non facendo solo calcio, non può essere mescolata all’aspetto più prettamente sportivo”.

SALVINI A CAPO DELL’AREA TECNICA – “Eccoci al Frosinone Calcio. Abbiamo individuato tre aree di competenza che faranno capo direttamente a me. A partire dal settore Finanza e Controllo con Rosario Zoino che continuerà a fare quello che ha fatto in questi anni. E veniamo alle novità: Ernesto Salvini sarà il Responsabile dell’Area Tecnica, quindi si occuperà solo di calcio. Faranno riferimento all’Area Tecnica quattro sotto-divisioni: il Settore Giovanile che avrà il suo responsabile, il direttore sportivo, l’allenatore e lo staff medico-sanitario. Tutti faranno capo ad Ernesto Salvini”.

PRIMO ACQUISTO, DAL CROTONE ARRIVA GUALTIERI – “Poi abbiamo creato un’Area che si occuperà dei Rapporti con le Istituzioni, Marketing e Comunicazione che sarà affidata a Salvatore Gualtieri. Che tanti conoscono: è stato vice-presidente del Crotone per tanti anni, vice presidente della Lega di B, candidato in questa tornata elettorale. Lui si occuperà dei Rapporti con la Federazione, con la Lega e con il mondo arbitrale. Che spesso presiedevamo io e Salvini in questi anni. Gualtieri si occuperà anche di Marketing e di Comunicazione, quest’ultimo settore svilupperà sui social, un progetto che illustreremo con una seduta ad hoc. Questo è lo schema organizzativo”.

CONFERMA PER GIANNITTI – “Il ds abbiamo deciso con Salvini che rimarrà Marco Giannitti. Lo voglio ringraziare per quanto fatto in questi anni. Se vediamo le storie dei calciatori che sono stati a Frosinone non ci possiamo arrabbiare: noi abbiamo messo sempre tutti nella condizione di poter scegliere, è stato sempre un materiale di prim’ordine. Tante volte sento delle sciocchezze, come non aver trovato alternative a Ciofani e Dionisi. Basta pensare a Longo (l’attaccante, ndr), quello che ha fatto in Spagna con la maglia del Girona. La verità è una: come società puoi fare parte del lavoro, il resto si fa nello spogliatoio (e qui probabilmente ed indirettamente c’è la sconfessione del lavoro tecnico degli ultimi due anni, ndr).

Quanto al nuovo tecnico, ancora non è arrivato il via libera (Salvini attendeva il messaggio sul suo telefono che non è arrivato per tempo, il cellulare ha trillato nel pomeriggio a conferenza ormai ultimatandr). Ma non penso che manchi molto. Longo? Non faccio nomi, sapete perché. Quello che invece voglio farvi capire è che a 15 giorni dalla fine del campionato noi siamo in grado di dare un quadro di quello che sarà il Frosinone del futuro. Grazie anche alla chiarezza che c’è nelle idee e negli obiettivi”.

LA CITTA’ RESTA A DESTRA? LA SQUADRA DEVE STARE A SINISTRA – Ed ecco la musica per le orecchie dei tifosi giallazzurri che leggeranno in tempo reale: “Il Frosinone non potrà mai competere per obiettivi minimali nel futuro. Proveremo sempre a fare il meglio, stare stabilmente nella parte sinistra della classifica. Non significa andare in A, perché ci spetta di diritto. Non siamo il Real Madrid o il Barcellona. Siamo però condannati a stare nella parte sinistra. Cosa significa? Fare un campionato che sia tranquillo, per quanto di tranquillità si possa parlare nel calcio. Un campionato che debba prevedere il lancio dei giovani, poi se sai bravo fai i playoff e sei ancora più bravo vieni promosso. Dovremo andare sempre più a sviluppare un movimento che tragga la sua linfa dai giovani e da assets che sono fondamentali”.

Quindi, ricapitolando con un pizzico di ironia: per una città che  ha confermato la Giunta di destra, c’è una squadra che dovrà remare per restare stabilmente a sinistra.

LA TURCHIA, ERDOGAN E LA STOCCATA – A proposito di assets: “Il Frosinone ha 5-6 giocatori importanti.  Leggo che avremmo avviato trattative per cedere questo o quel giocatore. Ricordo che per privarci di un nostro giocatore occorre una richiesta, poi la volontà del giocatore e poi quella della società. In tutte quelle ipotesi di cessioni che ho letto, non ce ne è una che viene attesa. Vi pregherei di valutare. Perché poi ci si mette tanto per costruire e poco per destabilizzare l’ambiente. Perché quella che può sembrare una mezza verità è una mezza bugia.

In questo momento non ci sono interessi per i nostri giocatori. Né dal Galatasaray, né dalla Turchia intera, compreso… Erdogan in persona. E’ parso che tutti da quelle parti stessero ad attendere Dionisi. E il messaggio che passa è che la società è in smobilitazione. Non è così. Non abbiamo bisogno di cedere nessuno per completare niente o per fare cassa”.

ADDIO A SAN DONATO – “Avevamo un impegno triennale con San Donato, è terminato. Ci sono dei momenti in cui bisogna cambiare. Soprattutto dopo un epilogo come quello del 29 maggio. Stiamo valutando alcune ipotesi, una particolarmente suggestiva ma ancora non posso dire nulla anche perché bisogna fare delle verifiche sulle strutture che dovranno valutare i nostri tecnici. Quando la conoscerete, allora potrete capire perché andiamo là e non in altri posti”. Le indiscrezioni dicono che la sede scelta è il Terminillo.

CAPITOLO STADIO ‘BENITO STIRPE’, TIM CUP AD AVELLINO – Lo stadio è sulla rampa di lancio. Stirpe detta i tempi, il crono programma finale. Che porterà però a giocare fuori la Tim Cup e il primo turno di campionato. “Attualmente all’interno della struttura ci sono 4 ditte che stanno operando. Parliamo della Clarin che ha fatto lavori di carpenteria metallica. Si è impegnata a chiudere entro il 12 giugno tutti i lavori dell’anello nuovo. Ritengo che tranne qualche piccola sbavatura, penso abbia rispettato l’obiettivo. La Clarin ci ha garantito che entro il 3 luglio dovrebbe liberare il cantiere.

Le altre tre imprese si sono impegnate a chiudere il lavoro entro il 23 luglio. Intanto però i collaudi si fanno man mano che si chiudono i lavori. Margini di recupero però non ci sono. Chiederemo di invertire il campo per la Tim Cup (si gioca ad Avellino, ndr) e di giocare la prima di campionato fuori. L’inaugurazione con i tifosi vorremmo farla tra il 20 e il 30 agosto”.

C’è anche un passaggio sui costi: “La società del Frosinone ha speso 18 milioni per Comunale (1 milione), Centro sportivo (3 milioni) e ‘Benito Stirpe (14,600 milioni), il Credito Sportivo ha ridato 8 milioni. Un finanziamento che bisogna restituire in 15 anni a tasso agevolato. Che ci permette di allentare la pressione sulle casse della società”.

IL RUOLO DI PADRE NOBILE DEL FROSINONE – “Una valutazione la faccio su di me – prosegue Stirpe che annuncia novità che lo riguardano ma che non debbono spaventare – . Dopo 14 anni di presidenza e 15 di calcio è giusto farla serenamente. Quando ho iniziato avevo 44 anni, oggi ne ho 59. E oggi idealmente si chiude un ciclo e se ne riapre un altro. Penso che sia arrivato il momento di sostituire il lavoro che personalmente ho svolto con i rapporti a tutti i livelli, la vicinanza alla squadra, l’impegno in prima persona, con l’organizzazione.

Forse ritengo che siamo arrivati ad arrivare a questo obiettivo, per cui mi ritengo a questo punto un presidente ‘ad interim’. Partendo da ora in avanti. Poi io voglio osservare come ripartiamo, è normale. Se ci crediamo tutti, allora si prosegue. Se ci debbo credere solo io, se in corso d’opera vedo tutti alle mie spalle e io da solo, va ripensato tutto.

Il mio ruolo in ogni caso non cambia, ma penso che nel corso dell’anno ci sarà un aggiornamento. Se c’è tensione giusta, se c’è apprezzamento giusto, se c’è una comunità che vuole andare verso una certa direzione io sono qui. Il mio ruolo lo metto per primo io in discussione. Naturalmente non si resta a dispetto dei Santi. Ma questo non si significa che si lascia la barca. Vogliamo provare a fare il Frosinone 2.0. Voglio un Frosinone che, con strutture di proprietà e con una base di uomini sia in grado di prescindere dalla presenza della proprietà”.

In sostanza Maurizio Stirpe assumerà il ruolo di ‘padre nobile’ di una società che, lo dice la storia, in 15 anni ha traghettato dall’infermo di Brindisi ad un passo dalla serie D a stabilizzarsi nel panorama del calcio professionistico italiano ad alto livello, al netto dell’ultima parentesi quando la squadra di Marino si è pur sempre fermata a 5′ dalla serie A.

GESTIONE DELLA NUOVA STRUTTURA – “Spetterà alla Together Infrastrutture Sportive, per mantenere un fattore identitario con elementi altamente professionali. Per il primo anno sarà così. Ma continueremo a guardarci attorno. Ma non deve essere solo una questione commerciale”.

CAPITOLO ALLENATORI – L’ufficialità sarebbe arrivata, come detto, dopo la fine della conferenza. Stirpe nell’incertezza dice: “Non è possibile dare con certezza il nome del tecnico della prima squadra. Non esistono elementi per ufficializzare nessuno. Mi spiego: se si trova un accordo, manca sempre il nero su bianco. Perché se la mattina successiva si alza un tizio e gioca al rilancio, a noi in mano restano le mosche. Comunque del prossimo allenatore del Frosinone, dopo averne sentiti tre, mi hanno colpito due caratteristiche: umiltà e fame”. Appunto, Moreno Longo.

C’è invece un allenatore che viene ufficializzato in diretta, dal neo responsabile dell’Area Tecnica, Ernesto Salvini che Stirpe chiama ad intervenire direttamente: “David D’Antoni farà parte dello staff tecnico delle Giovanili. Per lui siamo in attesa del corso di allenatore di II Categoria. Al momento è l’unica cosa che posso ufficializzare”. Si intromette Stirpe e aggiunge: “La scelta di D’Antoni fa parte di una campagna di fidelizzazione di giocatori che sanno cosa significa Frosinone e il Frosinone”.

CAPITOLO GIOCATORI – “Abbiamo 17 giocatori sotto contratto, riteniamo siano una risorsa per il Frosinone. Saranno utili alla causa. Secondo me noi dobbiamo partire da quello che abbiamo. Ci servono i portieri, questo sì (Zappino quindi dovrebbe iniziare da un altro ruolo all’interno dello staff?, ndr). La difesa c’è, il centrocampo anche, in attacco potresti prendere una alternativa a Dionisi e Ciofani perché mi avete fatto venire il senso di colpa. Stiamo provando a scegliere un allenatore che non porti a snaturare l’assetto tattico della squadra.

Diremo quindi al tecnico: questo è il gruppo con le sua caratteristiche, te la senti di allenarlo? Se la risposta è sì e ci convince andiamo avanti, sennò si passa al prossimo. Pensate sempre che abbiamo fatto 74 punti e se fossimo retrocessi? Qui nemmeno si sarebbe potuto entrare per andare in ritiro. Dei giocatori sotto contratto valuteremo attentamente tutto, in primo luogo se hanno voglia di proseguire con il Frosinone. Quindi mercato prematuro tranne per i portieri”.

POLITICA DEL CALCIO – “Siamo alla vigilia di una fase cruciale per il calcio. Da anni si parla di riforma dei campionati, da realizzare. Per questo motivo sembra sospetto che un presidente di A (Lotito, ndr) voglia fare il presidente della Lega di serie B con una rimodulazione totale penalizzante per la B. La serie B dovrebbe passare, secondo quel tipo di rotta, a 18 squadre, con stravolgimenti delle norme per promozioni e retrocessioni. Una cosa sospetta, un conflitto di interessi da evitare. Quanto alla vendita dei diritti tv, il messaggio è chiaro: il dimezzamento è frutto del lavoro di chi ha gestito il calcio negli ultimi 15 anni. Noi appoggiamo un candidato (Corradino, ex Spezia) per fronteggiare un evento del genere, perché crediamo che il calcio debba svoltare veramente in senso progressista e non conservatore”.

CAMPAGNA ABBONAMENTI – “Partirà secondo tempi e condizioni giuste. Vogliamo prima portare la gente allo stadio per far scegliere loro il posto migliore. Potremo farlo quando avremo le condizioni di sicurezza giuste”.

ONORE AL COMUNALE MA SENZA RIMPIANTI – “Con questa struttura ho avuto un rapporto difficile perché me ne sono dovuto occupare in posizioni di criticità. Da vicepresidente del Frosinone entrai qui dentro e l’erba era alta un metro. Poi me ne sono dovuto occupare a fronte delle promozioni dalla C2 alla serie C1, poi dalla C1 alla B. Quindi per rifare il manto erboso in B. E ancora successivamente alla promozione in serie A. E’ giusto che si spengano le luci. La Storia è scritta qui dentro ma ora è giusto dare ai nostri tifosi qualcosa di diverso. Anche perché il Matusa viene associato da sempre come motivo di arretratezza della nostra città”.

MARINO E LE DIMISSIONI – “Non ho condiviso le sue dimissioni quella sera. Le avrei date 2 giorni dopo avendo riflettuto sul percorso fatto, anche perché non sarebbe cambiato nulla. Ho la mia idea perché lo ha fatto ma me lo tengo per me. Aveva un contratto anche per l’anno successivo. Abbiamo provato a dare una forma di transazione soprattutto riferita alle parti meno protette dello staff. Il giudizio su lui è molto difficile. Posso dire che non è stato fortunato. Sono successe cose che non accaddero nemmeno l’anno che siamo retrocessi dalla serie B. Detto questo il mio rapporto con lui è stato buono”. E il gran finale è da Comandante in Capo: “Non cercate responsabilità. Sono tutte le mie, come è giusto che debba essere”.

Giovanni Lanzi

fonte www.alessioporcu.it

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