"Non sarò mai il limite alla crescita di questa Società ma i Fondi nel calcio italiano sono solo una modalità di investimento per un numero X di anni. Nei Club di provincia deve per forza esserci, al fianco dell'investitore, una realtà del territorio"

STIRPE AI CRONISTI: “ABBIAMO VOLTATO PAGINA, COSTI QUEL CHE COSTI”

"Ho chiesto al presidente Gravina di far diventare il 'Benito Stirpe' la casa ufficiale della nazionale femminile". Mercato: "Sprocati e Ronaldo ci interessano". Dirigenti: "Di Agelozzi ho massima fiducia"
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FROSINONE – Dopo la ampia e dettagliata relazione introduttiva del presidente Maurizio Stirpe ci sono state le domande dei cronisti.

Presidente, può farci qualche anticipazione sulla presenza dei tifosi allo stadio?

“In questo momento non ci sono dati precisi, neppure la Federazione si sta esponendo. Se guardiamo all’Europeo, si parla del 25% della capienza massima alla ripartenza. Poi si legge che in Inghilterra il primo ministro inglese dice che la finale si deve giocare davanti a 60.000 persone, vediamo che in Ungheria la partita con la Francia si è disputata in uno stadio pieno e allora credo che le decisioni verranno prese per forza di cose a ridosso del campionato. Bisogna vedere il discorso relativo alle varianti, c’è questa Delta plus che è stata scoperta e sembrerebbe ancora più contagiosa. Fare previsioni sulla presenza allo stadio dei tifosi è prematuro”.

Va dato atto al Presidente che ci mette sempre la faccia. Accogliamo anche con interesse questa svolta anche nell’ambito della gestione del club. Ma è sicuro di aver fatto le scelte giuste. Mi riferisco alla figura più importante tra tuoi collaboratori, a Guido Angelozzi.

“Faccio una premessa: qualora un giorno dovessi arrivare a competere per un obiettivo importante, sarà diverso il modo. Negli anni passati lo abbiamo perseguito con investimenti ingenti sui calciatori. Faccio l’esempio di Club che in questi anni hanno fatto il cosiddetto ascensore tra A e B ma hanno investito a tutti i livelli nel loro interno. Ecco, noi dovremo investire esattamente nelle competenze, sulla capacità di programmazione. Al resto rispondo velocemente: sono convinto forse per la prima volta in 20 anni di fare il calcio come avevo intenzione di farlo. In queste stagioni mi sono sempre dovuto adattare. Solo quando ho avuto Enrico Graziani, ho potuto sviluppare una parte di quelle idee. Ma non voglio togliere nulla a chi c’era prima. E’ vero che avevo la possibilità di essere più presente ma oggi non ho più la stessa possibilità di poterlo fare. Quello che non abbiamo avuto nel passato ad esempio è stata una rete di conoscenze adeguate sulle quali appoggiarci. Noi abbiamo venduto nella nostra storia calcistica tre giocatori in tutto: Bocchetti, Eder e Lodi. E siamo stati capaci di far emergere appena due giocatori dal settore giovanile in epoca successiva, di cui uno è andato via a parametro zero. Quei dirigenti, che avevano certamente delle qualità non avevano però quelle caratteristiche che possono servire al Frosinone per fare quel percorso che ho in mente di fare. Di Angelozzi ho stima e fiducia, sarebbe dovuto venire qui 18 anni fa ed è l’unico al quale io ho detto: puoi fare l’ad della Società. Adesso sono tranquillo, prima non lo ero affatto. Siamo in buone mani, come lo sono con Salvatore Gualtieri. Se ci fossero stati gli altri in tutti i ruoli oggi saremmo già falliti”.

I protocolli del Covid si alleggeriranno?

“Per quello che mi è dato sapere i protocolli dovrebbero essere gli stessi. Con un costo attorno ai 300mila euro annui. Dobbiamo vedere come saranno modificati in funzione della evoluzione della campagna vaccinale. Ora c’è l’ubriacatura degli Europei e delle iscrizioni ai campionati, valuteranno il problema con maggiore attenzione in una fase successiva. La pandemia ha certamente inciso su di noi, soprattutto nella perdita dei ricavi da biglietti e sponsor ma non in modo particolare nella situazione economico-finanziaria della Società. Eravamo già dei malati, non dico terminali ma quasi e dalla fine della stagione post retrocessione. Il Covid ha reso più critica quella condizione. Per quanto riguarda i risultati, il Covid ha inciso nelle ultime due stagioni. Il penultimo anno, alla fine di febbraio eravamo secondi e ricordiamo come è finita. E quest’anno anche, nell’ultima il virus che ci ha colpito ha inciso dal punto di vista fisico. Probabilmente perché neppure c’era la convinzione, negli attori di allora, di continuare ad intraprendere un discorso vincente. Come se l’ambiente si fosse ritirato indietro, poi è subentrata anche la paura ed abbiamo dovuto cambiare l’allenatore. Comunque ognuno di questi 3 anni ha avuto le sue difficoltà”.

Molti chiedono: ci sono dei giocatori che debbono andar via. Ma quali sono gli stipendi di questi calciatori con scadenza tra un anno? E che incidenza ci sarà nella diminuzione di costi? Altri non rientrano nei piani, ha detto che si troveranno delle soluzioni: quali sono? Non ho capito poi il discorso relativo alla presenza dei tifosi nello stadio.

“Sugli stipendi ci sono delle naturali ragioni di riservatezza che mi impediscono di parlare, ma penso di risolverle tutte. Nella maniera migliore, senza strascichi. Se il calciatore rifiuta per sue speculazioni particolari, noi non lo accetteremo. Se andranno in ritiro? Il cerchio si stringerà già nelle diverse fasi del ritiro. Sulla presenza del pubblico invece, si potrebbero seguire due criteri: il click day, che non è proprio il massimo oppure coinvolgere i gruppi organizzati che dovranno gestire le presenze nelle partite. Ma vogliamo un meccanismo quanto più partecipativo possibile”.

In un suo immaginario casting, un possibile sostituto al vertice della Società come se lo immagina?

“Il calcio non penso che sia più un tema che possa essere smarcato dai mecenati. Questa è una visione di una disciplina che non appartiene più a questo mondo. Se guardate alla serie A, ci sono sette Fondi nelle compagini  societarie dei Club. Il calcio sta diventando qualcosa di molto diverso da quello che noi eravamo portati a pensare da bambini. E’ sempre più una modalità di investimento, di liquidità che fanno il giro del mondo, che non trovano tutte un’allocazione precisa e che magari qualcuna di queste ha solo bisogno di essere parcheggiata per un numero X di anni. E allora, in quel caso, cosa si ritrovano le Società di calcio? Il progetto invece che potrà essere interessante sarà quello di una combinazione tra un investitore finanziario e una persona che faccia parte del territorio, che faccia le funzioni di cinghia di trasmissione. Una ‘combine’ applicabile alle realtà di provincia. Un investitore da solo, a meno che non si parli di Club-brand in città come Venezia, Roma o Milano, dove è appunto il brand della città che guida tutti i meccanismi. Per i Club di provincia, ci deve essere necessariamente l’accostamento con le realtà del territorio. Per quanto riguarda me, ricordo che quando entrai al Matusa c’era l’erba altissima. Ma ad un certo momento quel progetto e quel percorso partiti da lontano si esauriscono e quindi non posso diventare io il limite allo sviluppo del progetto. Il giorno che mi renderò conto di essere quel limite, debbo cedere il testimone. In una realtà normale di 30 anni fa, questo sarebbe già avvenuto. Ma oggi non c’è quel dinamismo. Che può darlo solo qualcuno che viene da fuori, un qualcuno che comprende anche la allocazione di Frosinone, baricentrico tra due città importanti come Roma e Napoli. Una delle proposte che ho fatto al presidente Gravina è stata di far diventare lo stadio Stirpe lo stadio ufficiale della nazionale Femminile. A giugno dovevamo avere la nazionale olandese, poi tutto si è spostato al Nord. Per noi sarebbe motivo di grande orgoglio. Anche perché altre strutture, comprese l’Olimpico, non sono migliori delle nostre”.

La fine del matrimonio con Ernesto Salvini: è stato un problema di tenuta dello spogliatoio, poca competenza nel momento particolare o mancanza di fiducia?

“Nessuno di tutti e tre. Semplicemente ci sono stati degli anni nei quali lui poteva essere utile allo sviluppo della causa del Frosinone, poi cambiando il momento, le fasi e le situazioni il Frosinone aveva bisogno di altro. Ma Salvini non è stato mandato via da me. Alla fine della gara col Padova di Coppa Italia mi mandò un messaggio nel quale mi scrisse che era a disposizione e di stabilire tempi e modi per l’avvicendamento. Debbo dire che se non lo avessi fatto allora, lo avrei fatto a marzo di quest’anno. Con lui siamo partiti nel 2011, sono stati 10 anni di grandi soddisfazioni, certi aspetti sono stati sottovalutati e alla fine il conto è arrivato. Ci volevano persone diverse per affrontare un nuovo percorso. Non c’è nessuno straccio lanciato. Io non rinnego mai il lavoro fatto con i miei collaboratori. Ernesto era la persona giusta per quel percorso. Sono cambiati i tempi, le situazioni e i percorsi, lui lo ha fatto presente ed è giusto che io abbia cambiato”.

Lo stato di salute del calcio: il presidente Gravina e il presidente Balata hanno parlato della necessità di riforme. Un suo giudizio, anche perché il prodotto della B sta diventando sempre più appetibile.

“C’è tanta ipocrisia quando si parla di certe cose, anche da chi dovrebbe avere la consapevolezza delle decisioni che assume. Nel campionato di B non esistono, ad eccezione di 1 o 2 società, Club che hanno dei libri contabili bancabili. O quantomeno pari a zero. Da una parte, le risorse sono basse e dall’altro, il costo del personale è elevato. Per avere un bilancio in equilibrio, nel nostro caso dovremmo avere degli stipendi che sono il 40% di quello che abbiamo pagato quest’anno. Il sistema è insostenibile. Mentre io ho parlato con franchezza perché ho le risorse per farlo, altri non hanno la stessa sincerità. E girano border-line fino a quando qualcuno non ci lascia le penne. Il calcio fatto così è destinato a morire. L’ipocrisia svetta alta quando dicono: bisogna fare stadi di proprietà. Ma con quali ricavi? E lo sviluppo del brand? Come? Alle spalle, sono necessari investimenti faraonici. Ora la scadenza è superare l’iscrizione ma nessuno dice che dopo sarà più povero di prima. Voglio citare il Cittadella. Quella è una delle poche realtà virtuosa della serie B. Ma noi non possiamo fare quel tipo di calcio perché là c’è un modo di intendere calcio differente. E allora l’unico modello è questo: coniugare capacità manager, skill, esperienza e conoscenza giusta, poi scouting e prendere i giovani. Io non tornerò indietro. La mia filosofia: solidità economico finanziaria, infrastrutture e i giovani. Il Frosinone ha voltato pagina, definitivamente. Costi quel che costi, tanto la faccia ce la metto io”.

Ci saranno ragazzi promossi dalla Primavera in prima squadra? Ci saranno giocatori di esperienza? I nomi di Sprocati e Ronaldo sono due profili che interessano? Conferma che non rinnoveranno tutti i giocatori in scadenza quest’anno?

“Allo stato attuale nessuno con i contratti scaduti rimarrà, Sprocati e Ronaldo ci interessano. Sui giovani ci contiamo, non li vogliamo bruciare ma ancora non sono pronti. Se li mandiamo a giocare è perché vogliamo che  crescano. Nel passato quelli che avevamo li abbiamo persi perché non avevamo una politica di sviluppo. Era tutto raffazzonato. Sarà una strada molto più impopolare ma più solida. Una volta uno scrittore di cui non ricordo il nome diceva che “è meglio vivere in un’atmosfera dove non brilla il sole ma dove il cielo è sempre sereno”.

Presidente come nasce l’idea del ritiro a Fiuggi?

“Quest’anno ci siamo affidati ad una organizzazione che cura tutti gli aspetti, sarà anche un ritiro a costo zero. Ci ha proposto una serie di sedi, tra cui Fiuggi che avevamo proposto anche noi. Peraltro a Fiuggi ci siamo stati diverse volte, spero che la città termale torni ad essere la cartolina del nostro territorio”.

Giovanni Lanzi

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